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Liu Bolin
Magazine Rack© Liu Bolin

Liu Bolin

«Io sono per un’arte di impegno civile.»

— Liu Bolin

Biografia

Liu Bolin è un artista cinese la cui ricerca intreccia fotografia, performance, scultura e pittura. Nato nella provincia di Shandong nel 1973 e formatosi alla Central Academy of Fine Arts di Pechino, è conosciuto a livello internazionale come l’Uomo Invisibile per le opere in cui il suo corpo si fonde con l’ambiente circostante.

La serie Hiding in the City nasce nel 2005, in seguito alla demolizione del villaggio di artisti in cui lavorava a Pechino. Da quell’esperienza prende forma un gesto di resistenza silenziosa: attraverso un meticoloso processo di body painting, l’artista viene dipinto fino a scomparire nello sfondo, mantenendo una presenza che lo spettatore è chiamato a cercare.

Paesaggi urbani, scaffali di supermercati, monumenti e luoghi della memoria diventano scenari di una riflessione sul rapporto tra individuo e società. La mimetizzazione porta al centro dell’immagine le tensioni tra identità e omologazione, sviluppo e cancellazione, interrogando gli effetti del potere e del consumismo sulla vita contemporanea.

Con Hiding in Italy, questa ricerca entra in dialogo con il patrimonio storico e culturale italiano, trasformando luoghi riconoscibili in domande sulla presenza umana e sulla memoria collettiva.

Il suo lavoro è stato protagonista di mostre al Fotografiska di Stoccolma, alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi e al Musée de l’Elysée di Losanna. In Italia, il Complesso del Vittoriano di Roma ha ospitato The Invisible Man nel 2018 e il MUDEC di Milano Visible/Invisible nel 2019. Le sue opere sono presenti in collezioni come il Baltimore Museum of Art e il M+ di Hong Kong.

Nelle sue immagini, la scomparsa diventa un modo per richiamare l’attenzione sull’individuo e sulle condizioni che ne determinano la visibilità.

Messa a fuocoIl lavoro di Liu Bolin

Liu Bolin ha fatto della scomparsa del corpo un linguaggio fotografico riconoscibile e uno strumento di riflessione politica e sociale. Attraverso un meticoloso lavoro di body painting, si mimetizza nell’ambiente, trasformando ogni fotografia nell’esito di una performance. Il tratto distintivo è la tensione tra presenza e assenza: lo spettatore deve cercare l’individuo dentro paesaggi, merci e simboli collettivi. Questo esercizio dello sguardo rende concreta una domanda sull’identità e sulle condizioni che ne determinano la visibilità. La precisione della mimetizzazione sostiene immagini essenziali nella struttura e dense di significato.

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