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Marco Glaviano
Ashley Richardson (St. Barth), 1984© Marco Glaviano

Marco Glaviano

«Sono sempre stato attratto dall’armonia.»

— Marco Glaviano

Biografia

Marco Glaviano è un fotografo italiano che ha contribuito a definire l’immaginario della moda internazionale tra gli anni Ottanta e Novanta. Nato a Palermo nel 1942, si forma in architettura e coltiva fin da giovane un interesse per la scenografia e il jazz, esperienze che accompagnano la sua sensibilità per la composizione, il ritmo e la presenza del soggetto.

Dopo gli esordi in Italia, si trasferisce a New York nel 1975, avviando collaborazioni con American Vogue e Harper’s Bazaar. Attraverso i ritratti di Cindy Crawford, Paulina Porizkova ed Eva Herzigova, partecipa alla costruzione del fenomeno delle supermodelle, firmando immagini che entrano nella memoria visiva di un’intera generazione.

La sua fotografia unisce eleganza formale e attenzione alla personalità di chi posa. Nei ritratti come nelle Polaroid, il controllo della luce e della composizione convive con una dimensione più spontanea e intima, capace di restituire gesti, complicità e momenti fuori dal set. Accanto alla moda, il jazz, il paesaggio e il ritratto costituiscono ambiti costanti della sua ricerca.

Autore di oltre cinquecento copertine ed editoriali per le principali pubblicazioni internazionali, ha progettato e fondato i Pier 59 Studios di New York nel 1995, affiancando all’attività fotografica un impegno nello sviluppo delle tecnologie digitali.

Il suo percorso espositivo comprende personali all’Istituto Italiano di Cultura di New York, al Palazzo dei Priori di Perugia e alla The Little Black Gallery di Londra. Le mostre A Life of Photoshoots e Casa Glaviano, presentate da Deodato Arte a Milano, hanno approfondito il dialogo tra le sue immagini più celebri e la dimensione personale del suo archivio.

Messa a fuocoIl lavoro di Marco Glaviano

Marco Glaviano ha contribuito a costruire l’immaginario delle supermodelle attraverso una fotografia in cui glamour, sensualità e forza del ritratto si incontrano. La formazione in architettura emerge nel rapporto tra corpo e spazio: la posa disegna linee ed equilibri, mentre la luce scolpisce i volumi, restituendo alla figura una presenza scultorea. Il rigore compositivo convive con la complicità con chi posa, lasciando emergere la personalità del soggetto anche nelle immagini più costruite. Le Polaroid rivelano il versante più spontaneo e intimo di questa ricerca, mentre l’apertura alla sperimentazione digitale ne accompagna l’evoluzione espressiva.

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